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Sostenere l’agricoltura di montagna

Presso la Waltherhaus bolzanina, Heiner Nicolussi-Leck ha consegnato il Premio Raiffeisen per l’agricoltura di montagna. Nella foto, la famiglia Wanker di Tesimo/Castelrotto.

Nella cornice dell’assemblea generale dell’Unione agricoltori, presso la Waltherhaus di Bolzano, è stato conferito il 35º Premio Raiffeisen per l’agricoltura di montagna, istituito come riconoscimento e apprezzamento del lavoro in quota.

“Il premio per l’agricoltura di montagna vuole onorare la vita esemplare di alcune famiglie dedite a un’agricoltura orientata all’avvenire e alla conservazione del maso a favore delle generazioni future. Sono questi i criteri di assegnazione”, ha rivelato Heiner Nicolussi-Leck, Presidente della Federazione Raiffeisen durante il suo discorso d’encomio.

L’agricoltura come attività secondaria
Andreas e Rita Kinzner gestiscono, con i loro cinque bambini, Maso Peterer a Fleres (Brennero) a 1.400 m s.l.m., cui sono stati assegnati 82 punti di difficoltà per i 5,5 ettari di prato e i 4,5 di bosco. Il latte delle loro sei mucche viene consegnato alla Latteria Vipiteno e poiché il maso, come molti altri in Alto Adige, è troppo piccolo per mantenere una famiglia così numerosa, Andreas svolge un lavoro parallelo in ferrovia.

117 punti di difficoltà
Nel 1991, Rita Pföstl ha rilevato dal padre Maso Niederegg a Monte Santa Caterina e ora se ne prende cura insieme al marito Josef. Il lavoro nel maso è tutto fuorché facile, con i suoi 117 punti di difficoltà e prati altrettanto ripidi.

Eccellente qualità del latte
Anche Karl e Maria Ausserhofer, insieme ai loro quattro figli, s’occupano in modo esemplare di Maso Oberbach a Selva dei Molini: un’azienda casearia, nella cui stalla alloggiano 12 mucche e 7 vitelli. La famiglia va particolarmente fiera dell’eccellente qualità del latte.

Faticoso lavoro manuale
Wilhelm e Luisa Wanker sono agricoltori a tempo pieno e soprattutto per passione. Insieme al figlio Sepp, che lavora anche in un autogrill, curano il loro maso a Tesimo, vicino a Castelrotto, a circa 950 m s.l.m., dove, a causa della ripida pendenza, la falce è uno strumento irrinunciabile, proprio come lo era nei tempi passati.

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